È tempo di funghi. I porcini, il vino e … le acciughe .

È un luglio da funghi. Almeno, nel nostro bosco. Da un po’ di anni non ci succedeva di incappare così frequentemente  nel mitico “porcino nero”, che Bruna, antica abitatrice del casotto in collina, citava come un ricordo aulico, di tempi lontani e nobili, quando il più ricercato dei “bôlè” spuntava a più non posso, dietro, nel bosco, tra quei due vecchi, orgogliosi castagni di prelibati ” marroni “Carôn rôs”. Ed è proprio lì, nel sito che ci aveva indicato Bruna, che li abbiamo ritrovati e salutati come si fa con parenti ritenuti perduti, senza dare ad intendere che in realtà ci apprestavamo a cucinarceli la sera, tagliati grossolanamente, con uno spicchio d’aglio, un filo di prima spremitura e qualche patata “primura” spolverata al momento opportuno con il prezzemolino fresco. Una prelibatezza.  Una delizia che da sola ci ripaga del prezzo di tanto gaudio. Che è il prezzo che tutti paghiamo per un tempo, per un clima che è lontano dalle aspettative che luglio da sempre ci promette e che da qualche anno, ahinoi, delude immancabilmente. Ricordate lo stitico inizio estate dello scorso anno, e dell’altro ancora… I detti popolari hanno ben descritto la contraddizione climatica di cui stiamo parlando. Pratici come sono, caustici, parlano a volte di clima attraverso il cibo, perché – come ben sappiamo- a seconda che piova o che faccia secco, avremo nel piatto qualcosa o qualcosa d’altro. Anzi, se avremo qualcosa, non avremo quel qualcos’altro che è in qualche modo il suo opposto. Mi spiego. È il caso dei funghi, appunto, e dell’uva, della vigna. Detti piemontesi, ma anche provenzali, sentenziano che se a luglio ci sono tanti funghi, la vendemmia andrà male… Il nostro porcino nero si oppone allora al dolcetto e al nebbiolo, prossimo e futuro. Non l’avremmo pensato! Non solo. Se da Cuneo andate a Imperia troverete un detto analogo, ma questa volta riferito ai funghi (ancora loro) e… alle acciughe! E sì, perché se a luglio abbondano i “sanguìn” o le “gambette” vuol dire che è piovuto molto e le acciughe rifuggono, si vede, dai tempi piovosi. Insomma, tanti funghi, poche acciughe. E viceversa, naturalmente.